Napoli
e il suo Golfo, Napoli e le sue canzoni, Napoli e i suoi babà,
le sue sfogliatelle, la pizza.Per il resto del mondo Napoli identifica
la Campania e tutto il resto perde importanza.
Non è così. Ci sono, nella nostra regione tesori d'arte
poco conosciuti o, addirittura, ignorati che meritano l'attenzione e la
riflessione, piccoli e grandi Centri attraverso i quali il grande fiume
della Storia ha lasciato tracce profonde ed ancora ben visibili, paesaggi
che nulla hanno da invidiare a quelli più celebrati e famosi del
resto del mondo.Ci sforzeremo, attraverso queste brevi riflessioni, di
farli conoscere nella speranza che le amministrazioni pubbliche prendano
atto dei tesori che amministrano e li valorizzino e ne diffondano la conoscenza
in Europa e nel mondo.
CAVA
DE' TIRRENI
i cui primi abitatori furono i Tirreni, tribù nomade Etrusca, la
cui presenza é documentata da reperti di Archeologia custoditi
nel Museo della Badia Benedettina e nell' Antiquarium civico sorge in
una ampia vallata circondata da monti a 195 metri sul livello del mare.In
epoca romana fu luogo rinomato di villeggiatura prescelto dalla nobiltà
di Roma. Fu abitata dai Longobardi, la cui civiltà é tuttora
testimoniata da una serie di antiche Torri risalenti ai tre secoli di
dominazione longobarda (secc. IX-XI). Agli inizi dell’XI secolo
alle falde del Monte Finestra si riunì un primo nucleo di monaci,
attirati in quel luogo dalla fama di santità di un nobile longobardo,
Alferio Pappacarbone, che vi si era ritirato per vivere in contemplazione
e in preghiera. Ebbe così origine l’Abbazia benedettina della
SS. Trinità, che divenne uno dei centri religiosi e culturali più
vivi dell’Italia Meridionale. Lentamente
il polo commerciale si trasferì dall’Abbazia al centro della
valle, sviluppandosi, nel corso del XIV e XV secolo nel Borgo Scacciaventi,
pregevole esempio di centro commerciale, caratterizzato da portici, gli
unici esistenti nell’Italia meridionale e da storiche case palaziali
.Eduardo Gauthier Du Lys D’Arc, nel suo “ Voyage de Naples
à Amalfi “ definì il Borgo una strada di perfetta
regolarità. Fin dal 1700 Cava de' Tirreni fu rinomata meta di turisti
e viaggiatori.Molti artisti della Scuola Pittorica Paesaggistica di Napoli,
Gigante, Morelli, Palizzi, Van Pitloo, Poussin, dipinsero su tele scorci
della Valle Metelliana.
Nella lotta tra Angioini e Aragonesi, Cava prese decisamente posizione
a favore di questi ultimi, tanto da meritare il titolo di fedelissima,
l’onore di aggiungere al suo stemma la barra verticale giallorossa
dello stemma reale, oltre ad una serie di esenzioni e privilegi, che agevolarono
notevolmente i suoi traffici commerciali.
Un elemento significativo della storia di Cava fu il suo essere città
demaniale, e i suoi abitanti per secoli difesero fermamente e orgogliosamente
questo carattere di demanialità, pur dovendo districarsi fra l’esosità
del fisco e fra vari pericoli, che mettevano in forse anche l’incolumità
dei suoi abitanti. Fra essi ebbero un peso notevole la minaccia della
pirateria, che costringeva la città ad un continuo stato di all’erta
e a continue spese per la difesa della costa (malgrado ciò, Cetara
e Vietri vissero il dramma del saccheggio e del rapimento degli abitanti),
e l’imperversare delle epidemie: è rimasta tristemente famosa
la pestilenza del 1656, che decimò la popolazione.
Nel 1799 Cava mantenne fede al suo titolo di fedelissima schierandosi
contro la Rivoluzione Napoletana e affrontando le milizie francesi: questa
presa di posizione costò molto alla città, che dovette subire
uccisioni, saccheggi, inaudite violenze.
Scuola di Posillipo Antonio Pitloo 
La chiesa di San Francesco a Cava e Il Corpo di Cava
La
moderna Cava De' Tirreni è una elegante città di oltre 50.000
abitanti, immersa in un invidiabile contesto naturale. Si trova a 45 km.
dall'aeroporto di Napoli, a soli 8 km da Salerno e a 2,5 km da Vietri
sul mare; per questa ragione, essendo la cerniera tra l'Agro nocerino-sarnese
e la Costiera amalfitana, deve essere considerata come la porta della
Costiera.
La
via POPILIA
costituiva
l’unica grande arteria stradale in grado di mettere in comunicazione
Roma con Reggio, all’estremità sud – occidentale della
penisola e, quindi, con le regioni della Lucania e del Bruzio, l’odierna
Calabria. Dipartendosi dalla Via Appia all’altezza di Capua, la
Via Popilia passava per Nola, Nuceria, e raggiungeva e passava Salerno
di cui costituiva il decumano massimo. Dell’apertura di questa strada,
avvenuta nel II secolo a.C. abbiamo notizie in un famoso documento epigrafico
proveniente dal Vallo di Diano e, precisamente, dalla città di
Polla. In esso un personaggio riassume enfaticamente le sue principali
opere realizzate e così scrive: "Ho fatto la strada da
Reggio a Capua e in questa strada ho messo i punti, i miliarii e i tabellarii.
Da qui fino a Nuceria sono 50 miglia, a Capua 84, a Morano 74, a Cosenza
173, a Valentia 180.
L’estensore, il cui nome sarebbe secondo la maggior parte degli
studiosi quello di Publius Popilius Laenas, fu console nell’anno
132 a.C.; la costruzione della strada risalirebbe quindi a questo periodo.
A sostegno di tale tesi, che attualmente è la più accreditata,
si fa notare che il toponimo "Polla" potrebbe derivare proprio
da "Forum Popili", consentendoci in tal modo di attribuire con
sicurezza, sulla base del testo epigrafico al console Popilio anche la
paternità della strada che recò innegabilmente prosperità
e crescita economica alle città campane e del Bruzio.
TRACCIATO DELLA STRADA:
Capua – Nola – Nuceria – Salerno – Eboli –
Vallo di Diano – Nerulo – Cosenza – Morano Calabro –
Vibo Valentia – Taurianium – Scyllaeum – Reggio Calabria
Incamminiamoci lungo questa strada per visitare alcune delle città
che proprio dall'esistenza di questa arteria
trassero ricchezza, prestigio, notorietà.
CAPUA
odierna Santa Maria Capua Vetere
Definita
dagli storici di tutti i tempi la regina del Volturno, è senza
alcun dubbio la città più importante dell'era antica, seconda
solo a Roma – àltera Roma – la definì
Cicerone nel I sec. a.C. Intorno alle sue origini e alle origini sociali
e politiche del suo nome nessuno è venuto a spiegarcene molto,
lasciando aperte diverse e contrastanti opinioni. Fra le contrapposte
interpretazioni c'è chi sostiene che Capua fosse più antica
di Roma, mentre Catone giunge a smentirlo facendo risalire la sua nascita
40 anni dopo la cacciata dei Tarquini.L'antica Capua fu fondata nel 598
a. C. dagli Etruschi probabilmente su un preesistente villaggio osco dell’800
a.C. Nel 424 il dominio etrusco fu sostituito da quello Sannita e la città
ebbe un grande sviluppo, tanto da eguagliare il numero degli abitanti
di Roma nel II sec. a. C. Nel 340 a. C. entrò in lega con Roma,
ma ciò segnò un arretramento della sua autonomia e una profonda
insoddisfazione che sfociò, nel 216 dopo la Battaglia di Canne,
nell'alleanza con Annibale che durò fino al 211, quando Capua si
arrese a Roma senza condizioni. La
ripresa avvenne soltanto con Cesare nel 61 a. C., rafforzata da Augusto
nel 43 a.C. La città, anche per la sua posizione geografica, prosperò
e superò anche le devastazioni di Genserico nel 456 d. C., soccombendo
soltanto ai Saraceni nell'840, quando gli abitanti furono costretti a
trasferirsi nella vicina Casilium , mutandone il nome con quello della
propria città.Sul luogo di quella che era stata una tra le più
gloriose metropoli campane sorse un nuovo, piccolo centro che prese il
nome dalla cappella di Santa Maria, dedicata alla Vergine. Nel 1862 per
sottolineare le antiche radici, il nome del centro urbano, che nel frattempo
si era ingrandito, fu cambiato nell'attuale, aggiungendovi "Capua
Vetere", cioè Capua Antica.
Le fonti storiche, nel sottolineare il ruolo di grande centro dì
produzione agricola, fanno esplicito riferimento anche ad altre sue attività,
a cominciare dalla produzione di unguenti (il cui mercato, detto "Seplasia",
era famosissimo) per finire ai vasi di bronzo, alle statuette di argilla
e alte terrecotte architettoniche, attestate, queste ultime, dalla grande
quantità ritrovate nel tempio Patturelli dal quale provengono le
celeberrime Matres, mirabile esempio di scultura pre-romanica.
Fondo Patturelli : Due delle oltre 100 sculture in tufo
delle Matres Capuanae
NOLA
Il
territorio, abitato già in epoca preistorica, dall'antico ceppo
indigeno Opico-Osco, (i primi risalgono all'età del bronzo XIX
XVII sec. a.C.) vede il formarsi del suo primo nucleo abitativo intorno
al VII sec. a.C. Sotto l'influsso di popolazioni etrusche nasce il primo
agglomerato urbano di Nola e a quel periodo risalgono infatti i manufatti
più antichi, a tutt'oggi rinvenuti.Conobbe un notevole splendore
tra il VI ed il V sec. a.C. come è testimoniato dai corredi delle
tombe dei membri della classe dirigente della Città riportate alla
luce da varie necropoli esistenti sul territorio.
Le comunità indigene, rinfoltite da popolazioni sannitiche provenienti
dalle montagne, stimolate dalle culture più avanzate degli Etruschi
e dei Greci con le quali si integrarono, iniziarono un processo di aggregazioni
politica e culturale che culminò, come riporta lo storico Diodoro
Siculo, nel formarsi del "Popolo dei Campani" nel 438/437 a.C.Nel
giro di pochi decenni i Sanniti Campani scalzarono dal potere le classi
dirigenti etrusche e greche estendendo il loro controllo su tutto il territorio
campano ed è probabile che proprio allora la Città, forse
precedentemente detta Hyria, con propria monetazione, ricevette il nome
di "Novla", ovvero "città nuova".
La testimonianza di tale integrazione la riscontriamo nella produzione
di monete che, nei primi decenni del IV sec. , vengono coniate contemporaneamente
da Hyria e Nola e solo successivamente da Nola. Ben presto le città
campane, temendo una possibile discesa dalle montagne di altre popolazioni
sannitiche, si confederarono con il precipuo scopo di contrastare l'avanzata
dei Sanniti stanziati sugli Appennini.La federazione Nolana era formata
solo da Nola e Avella, ma poteva contare sull'appoggio dei Napoletani
e sul porto di Pompei. In tale realtà, attratta dalle risorse agricole
e commerciali della Campania , si inserì Roma, che riuscì
a perseguire i propri interessi sfruttando abilmente i contrasti e le
tensioni tra le classi sociali che sempre più si andavano palesando
nella regione. La conquista dei territori fu perseguita in maniera inarrestabile,
talvolta con la guerra aperta contro le popolazioni locali, talvolta promuovendo
con esse alleanze.Durante la seconda guerra sannitica Nola si oppose ai
Romani, ai quali , dopo assedio, si arrese nel 312 a.C., diventando da
allora alleata di Roma. Durante la seconda guerra punica gli attacchi
che Annibale portò alla Città furono sempre respinti e Nola
diventò una delle base operative dell'esercito romano. Ribelle
durante la guerra sociale, Nola nell'80 a.C. fu ripresa definitivamente
da Silla e da allora restò sempre nell'orbita di Roma, di cui seguì
storia e vicissitudini senza svolgere più alcun ruolo degno di
rilievo . Nel 73 a.C. è espugnata da Spartaco che la usa come base
militare. Nel 14 d.C. vi morì l'imperatore Augusto.Alla fine del
I sec. d.C. inizia una lenta decadenza della città, forse dovuta
all'impaludimento della zona e a disastrosi fenomeni sismici ; da allora,
infatti, le fonti storiche raramente fanno menzione di Nola e cioè
appare inspiegabile considerato il prestigioso passato. Tra il IV e il
V secolo d.C. l'unico fatto di rilievo fu la presenza a Nola del nobile
bordolese Ponzio Meropio Anicio Paolino, già console romano.
Alla fine dell'estate del 395 d.C Paolino e la moglie Terasia giungono
a Nola, prendendo abitazione presso il santuario di S. Felice a Cimitile
l'antico Coemeterium nolano. Qui Paolino organizza la sua comunità
ascetica sull'esempio del monastero di Marmoutier fondato da Martino di
Tours. Nel 410 d.C viene invasa dai Goti di Alarico e barbaramente saccheggiata.Dopo
i Goti di Alarico, fu devastata dai Vandali di Genserico e nel 570 e 594
dai Longobardi. Seguì un lunghissimo periodo di decadenza in cui
la città passò dal Ducato di Napoli a quello di Benevento
– 950 d.C. Nel 1139 fu annessa da Ruggero II al Regno Normanno per
passare poi al Reame di Sicilia in seguito alla conquista della città
da parte di Manfredi nel 1256.Dopo la battaglia di Tagliacozzo (1268)
Carlo I D’Angiò, sconfitto Corradino di Svevia, nominò,
per i servigi resi, il suo Capitano Guido di Monfort, Conte di Nola. Questi
sposò Margherita Orsini dei Conti dell’Anguillara ed alla
sua morte avvenuta nel 1291, non avendo eredi, la Contea passò
nelle mani di Romano Orsini, dando origine alla Signoria degli Orsini
che durò sino alla morte di Enrico Orsini avvenuta nel 1533. Dopo
il tramonto degli Orsini, con Carlo V, Nola fu assoggettata al dominio
spagnolo. Il secolo XVI vede la nascita a Nola di Pomponio Algiero ( 1531)
e Giordano Bruno (1548). Il primo come eretico venne condannato dal Tribunale
del Santo Uffizio e consegnato al "Braccio Secolare" fu giustiziato
a Roma in Piazza Navona il 18 Agosto dell'anno 1556. Il secondo, monaco
domenicano , insigne filosofo, subì la stessa sorte ed 17 febbraio
1600, dopo la condanna del Santo Uffizio, venne bruciato vivo in Campo
De'Fiori a Roma . Iniziata
la dominazione spagnola la Città fu inclusa nel Demanio Imperiale
con il titolo di città Regia ed il Vicerè Don Pedro di Toledo
oltre ad opere di edilizia, da vero mecenate, favorì l'opera degli
Artisti e tra questi quel del nolano Giovanni Merliano 1488-1558 che compì
molte opere di scultura ed architettura tra le quali la tomba di Don Pedro
nella chiesa di S.Giacomo degli Spagnoli a Napoli. Poche sono le notizie
storiche sulla città tra il XVII ed il XVIII secolo . Nel 1810
la Città diventò centro di Distretto del ragno nella Provincia
di Terra del Lavoro. Nel 1820, nella notte tra il I° ed il II°
luglio, scoppiarono a Nola i primi moti carbonari,capeggiati dall'Abate
Luigi Minichini con i sottotenenti del Regio Esercito Borbonico Morelli
e Silvati, dando così origine al Risorgimento Italiano.
NUCERIA
ALFATERNA
odierna Nocera Superiore

Fra le attuali cittadine di Nocera Inferiore e Nocera Superiore, nella
provincia di Salerno, sorse nell’antichità Nuceria Alfaterna,
grosso abitato di probabili origini etrusche (intorno al 600 a.C.). Essa
fu una delle città più importanti della Campania sia in
epoca sannitica che romana, favorita anche dalla sua posizione al centro
di importanti vie di collegamento come la Via Stabiana che conduceva a
Stabia, la via Nuceria – Pompei, la via Popilia che da Capua arrivava
a Reggio Calabria. Fu anche a capo di una federazione che comprendeva
le città di Pompei, Stabia, Ercolano e Sorrento, batté moneta
ed elaborò un proprio alfabeto, detto appunto "nocerino",
derivandolo dalle lingue etrusca e greca La sua decadenza cominciò
intorno al V secolo anche a causa delle continue scorrerie di varie popolazioni
barbare ed a nulla valsero i tentativi dei Bizantini di riportare l’antico
splendore. Fu solo dopo l’anno mille, con l’arrivo dei Normanni,
che Nuceria riconquistò la sua importanza.La città oggi
offre al visitatore importanti vestigia del suo passato tutte ubicate
nel comune di Nocera Superiore. In località Pareti è il
teatro d’epoca romana eretto nel II sec. a.C.
Nella stessa zona, poco più a monte, si può raggiungere
il campo sportivo dove è stato riportato alla luce un buon tratto
delle mura del II secolo a.C. con uno spessore di 1,5 metri ed un’altezza
di 5 metri. Si tratta di mura a doppia cortina (la distanza fra le cortine
è di 12 metri) nel quale si apre una torre imponente. Ha tre feritoie
sulla parete esterna ed altre due sulle pareti laterali.Un’altra
torre denominata "Cantina Vecchia" è visibile sul lato
orientale della mura verso via San Renato: ha cinque feritoie sul lato
principale. A fianco è visibile un tratto delle mura del IV secolo
a.C. in blocchi squadrati di tufo nocerino..A Santa Maria Maggiore si
eleva maestoso il Battistero, detto anche "La Rotonda". E’
certamente il monumento più importante della zona, per il valore
storico ed artistico. Fu costruito nella seconda metà del VI secolo
dai Bizantini, nel tentativo di rivitalizzare la città che era
assai decaduta. Si tratta di un battistero a doppio anello (diametro m.
24), che ripete il modello di Santa Costanza a Roma.
E’ stato eretto spianando altri edifici civili preesistenti (di
un edificio termale romano è stata rinvenuta pavimentazione a mosaico
a circa un metro al di sotto del calpestio) e gettando su di essi un tamburo
di cemento di grande spessore su cui si è costruito, utilizzando
materiale proveniente da edifici pubblici preesistenti. L’edificio
consta di un ambulacro esterno e di un vano centrale delimitato da quindici
coppie di colonne, con capitelli di marmo pentelico del II-I sec. a.C.
sui cui archi è impostata una grandiosa cupola. Al centro è
la grande vasca battesimale, di oltre sette metri di diametro, ottagonale
all’esterno e circolare all’interno, per il battesimo per
immersione dei catecumeni. La vasca è circondata da otto colonne
(solo cinque sono originali) poggianti su un muretto rivestito da lastre
di marmo, su ognuna delle quali sono incise una croce e le lettere alfa
e omega.La chiesa, secondo la tradizione, fu la prima sede dei vescovi
di Nocera. Nell’edificio vi sono da osservare anche alcuni interessanti
affreschi del ‘300-’400 in due cappelline laterali.
SALERNO
Le origini della città di Salerno sono piuttosto incerte; sicuramente
esisteva un'antico centro già nel VI-V secolo a.C.: a quella epoca
risalgono una necropoli e resti di un abitato etrusco-campano, denominato
Irna o forse Marcina. Successivamente la zona fu sotto l’influenza
della Magna Grecia, specialmente di provenienza siciliana, come è
testimoniato da alcuni ritrovamenti archeologici simili a quelli della
zona di Agrigento. Nel 194 a.C. vi fu fondata una colonia romana denominata
Salernum - da Salum (mare) e Irnum (il fiume Irno che ancora oggi scorre
attraverso la città) - che assunse una importanza via via maggiore
fino al IV secolo d.C., quando ebbero inizio una serie di dominazioni
"barbariche" fino al 646, quando, conquistata dai Longobardi,
entrò a far parte del ducato di Benevento.
Nel 786, allorché il principe longobardo Arechi II trasferì
la sede da Benevento a Salerno (ciò si rivelò necessario
per sfuggire a Carlo Magno e mantenere il controllo di una zona strategica),
iniziò un periodo molto positivo della storia della città.
Nell’839 il ducato di Benevento fu suddiviso in due stati indipendenti
e Salerno divenne capitale di un principato che, soprattutto tra il 1027
e il 1052 sotto Guaimario V, riuscì a diventare potente e ricco.
Nella primavera del 1077, dopo un lungo assedio, il condottiero normanno
Roberto il Guiscardo conquistò, dopo la città, anche il
castello, e proclamò Salerno capitale del proprio dominio, la prima
in tutta l’Italia meridionale. Dopo il lungo possesso longobardo,
la Salerno normanna visse un periodo di grande fortuna, la fama della
sua Scuola Medica si accrebbe,
furono edificati il Duomo (tuttora esistente) e la reggia (di cui restano
tracce); nel 1084 la città ebbe l’onore di accogliere il
Papa Gregorio VII. Anche quando, nel 1127, la capitale fu trasferita a
Palermo, Salerno restò la più importante città del
regno. Alla fine del XII secolo, con l’avvento degli Svevi, fu dapprima
parzialmente distrutta (Enrico VI nel 1194) poi in parte si risollevò
ma cominciò a soffrire dell’importanza via via crescente
della città di Napoli; né la situazione migliorò
con l’avvento degli angioini. Di questo periodo ricordiamo il forte
legame con la regina Margherita di Durazzo, che elesse la città
a propria residenza ed è sepolta nella cattedrale. Nel 1419 Giovanna
II la concedette in feudo a Giordano Colonna, successivamente fu degli
Orsini, dei Sanseverino, dei Grimaldi: nel 1590 vennero pagati al governo
80.000 ducati per riscattarla. Sul finire del settecento la fine dell’impero
spagnolo segnò l’inizio di una rinascita per Salerno: furono
costruite dimore signorili e numerose chiese in tutto il centro storico.
Nel 1799 la città di Salerno aderì alla Repubblica Partenopea:
nel 1811 con un decreto di Gioacchino Murat fu definitivamente soppressa
la Scuola Medica Salernitana, che già da molti anni era in decadenza.
Negli anni recenti ricordiamo il ruolo che ebbe l’area salernitana
per lo sbarco degli alleati durante la seconda guerra mondiale; inoltre
la città fu sede del regio governo guidato da Pietro Badoglio dal
12 febbraio al 15 luglio del 1944.
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