Le colonne

DI GIACOMO - MUROLO - RUSSO - VIVIANI - DE FILIPPO - TOTO'

SALVATORE DI GIACOMO

Nato a Napoli il 12 Marzo 1860 da padre medico e madre musicista, Di Giacomo non ebbe un brillante esordio. Infatti il suo primo grande successo fu fischiato addirittura durante un'esecuzione nella Villa Comunale. Ma l'unico compositore che accetto' l'incarico, Mario Costa, era sicuro che sarebbe stato un successo: e fu un successo diffuso grazie ai posteggatori. La canzone era "Nannì".Iniziato agli studi universitari, rinuncera' per dedicarsi completamente alla composizione poetica. Inizio' con la collaborazione al "Corriere del mattino" che lo portera', grazie anche all'insistenza del suo direttore, alla composizione delle canzoni piu' belle del suo repertorio: "Era de maggio", "Luna nova", "Marechiare", "Palomma 'e notte", "Carulì" sono soltanto alcune.
Con l'apertura a Napoli, grazie ad una grossa ditta di pianoforti di Lipsia (Polyphon Musikwerche), di una casa discografica innovativa, la Polyphon, anche Di Giacomo ebbe modo, insieme ad altri compositori famosi, di continuare il suo lavoro con una retribuzione sostanziosa . Ma la guerra e le tendenze antitedesche di alcuni autori della Polyphon, costrinsero la casa madre a chiudere i battenti della filiale napoletana.Tuttavia il suo lavoro continuo' tra composizioni poetiche, saggi, studi storici e libretti. La sua carriera continuera' tra Bibliotecario dell'Universita', direttore della Biblioteca teatrale lucchese, ispettore della Biblioteca del Conservatorio di S.Pietro a Majella ed Accademico d'Italia. Muore il 5 Aprile 1934.
Aneddoti e particolarità : visita Riflettendo - Qui e la

Queste sono alcune delle sue poesie più famose (clicca sul titolo per ascoltare) :

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ERNESTO MUROLO

Napoli, 4 aprile 1876 - 30 ottobre 1939.
Nato da una famiglia agiata (figlio del ricco commerciante Vincenzo e di Maria Palumbo), Ernesto Murolo si è sempre contornato, durante la sua vita, di belle donne, ristoranti di lusso e panorami stupendi. Lasciata la Facoltà di giurisprudenza, l'attività di Murolo ha inizio come commentatore del "Pungolo" e del "Monsignor Perrelli" (periodico umoristico) prima di trasformarsi nel poeta più richiesto dalle case editrici per tutti gli anni '20 e '30 del '900.
Con lo pseudomino di "Ruber", Ernesto Murolo nel 1904 pubblica un poemetto arguto "A storia 'e Roma" (la storia di Roma narrata ai napoletani in dialetto partenopeo). Commediografo, oltre che poeta, Murolo ha diretto numerose compagnia teatrali, mettendo in scena, tra l'altro, "Signorine", "O 'mpuosto", "Gente nosta", "Il compagno", "Calamita", "Ninì Bijou", "Addio mia bella Napoli", e altre.
Cantore impareggiabile del mare (mare d'estate, turgido di salsedine e di odori), Ernesto Murolo, nel corso della sua carriera, dedica moltissime canzoni al mare, ai pescatori, alle barche e alle "femmine" del mare ("Nun me scetà", "Piscatore 'e Pusilleco", "Addio mare 'e Pusilleco", "Serenata a mmare", "Tramuntana", "Quanno cantava ammore" e altre).
Le meravigliose musiche che adornano i suoi versi sono state in gran parte scritte da Ernesto Tagliaferri in oltre 16 anni di operosa e fraterna amicizia.

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' O miercurì d' 'a Madonna 'o Carmene
Cuntrora
Mamma Cafona
Armammoce e...ghiate

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FERDINANDO RUSSO

nacque a Napoli il 25 novembre 1866. Abbandonò gli studi per assecondare la passione giornalistica. Fondò un giornaletto , Il Prometeo, ad appena 20 anni.In seguito lavorò per il Pungolo, il Mattino, Il Mezzogiorno. Come Di Giacomo prese ispirazione dalla realtà di tutti giorni, ponendo l’accento, diversamente da Di Giacomo che la trasfigurava poeticamente, sulla realtà, sui sentimenti profondi e sulle vicende politiche e sociali dei suoi concittadini. A soli 22 anni scrisse il Linardo , poi riscritto come ‘O cantastorie, un poemetto che rievocava in chiave popolaresca le vicende dei paladini di Francia. Poi ‘E scugnizze, Sunettiata, Gente ‘e malavita, tutte raccolte nelle quali il Poeta descrive la cruda realtà quotidiana con accenti lirici e stilistici degni della sua fama. Nel 1910 vede la luce ‘O luciano d’ ‘o Rre nel quale, molto amaramente , un popolano rimpiange il passato e i fasti della Napoli borbonica a fronte del degrado in cui era scesa la “moderna” Napoli dei Savoia. Le sue canzoni sono tutt’ora cantate, da Manella mia a Quanno tramonta ‘o sole, da Mamma mia che vo’ sape’, portata al successo dal grande Enrico Caruso, a Tammurriata palazzola. Morì il 30 Gennaio 1927, lasciando sulla scrivania i famosi versi “Napule ride int’’a ‘na luce ‘e sole, chiena ‘e feneste aperte e d’uocchie nire”. La lapide di marmo che lo ricordava è sparita e non è stata ancora ripristinata.Sembra che la “moderna” Napoli abbia dimenticato uno dei suoi figli più illustri.

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Da 'O Cantastorie
Presentazione di Linardo
'A mangiata

Da 'N Paraviso
'A Madonna d''e mandarini
San Crispino

Da 'O Luciano d''o Rre
Santa Lucia

'A Luna
'A mamma

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RAFFAELE VIVIANI

Raffaele Viviani nacque a Castellammare-di-Stabia [Napoli] nel 1888 ., (morì a Napoli nel 1950). Dopo un tirocinio durissimo di attore, cantante e acrobata, si affermò come macchiettista , creando scenette e personaggi che a volte vanno al di là del semplice schizzo folklorico. Da questo repertorio trasse materia per numerosi drammi e commedie che interpretano con profonda partecipazione la vita disperata e ingegnosa dei 'bassi' napoletani. Esordì nel 1917 con l'atto unico Il vicolo ('O vico). Costituita una sua compagnia, mise in scena altri valori caratterizzati da una vivace coralità e da un realismo sempre più aspro e scavato: Toledo di notte (Tuledo 'e notte, 1918), La figliata ('A figliata, 1924), I pescatori ('E piscature, 1925), Guappo di cartone (Guappo 'e cartone, 1932) cioè malandrino posticcio, L'imbroglione onesto (1932), La tavola dei poveri (1936) ecc. "La figliata" si può dire tipica della sua produzione. E' la storia di don Gennarino, raggirato da una donna che lo ha sposato pur essendo incinta di un altro, ma facendogli comunque credere che il figlio è suo fino al giorno del battesimo quando l'uomo capirà quella realtà che, forse, non aveva voluto vedere. Ecco allora le occhiatacce della portiera, i gesti larghi e generosi del finto padre, l'imbarazzo del vero genitore che si ritrova a fare da padrino. I personaggi principali sono una pettegola 'guardaroba', un impiegatino del banco del lotto, il gagà del quartiere, l'amico di casa perseguitato dalla jella: tutte mac chiette tipiche di questo teatro.Viviani ha lasciato anche le raccolte di versi dialettali Tavolozza (1931), e ...e c'è la vita (1940). Libro autobiografico è Dalla vita alle scene (1928).

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Mast'Errico
'O muorto 'e famme
Fravecature
Eroismo
'O pesce Nicolo'
Gnastillo
Guaglione

Primitivamente
Sapunariello

 

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EDUARDO DE FILIPPO

Nato a Napoli il 24 maggio del 1900, figlio naturale dell’attore Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo, debutta nel 1904 come giapponesino ne "La geisha", firmata da suo padre.
Nel 1914, entra nella compagnia del fratellastro e vi rimane fino al 1920, anno in cui viene richiamato alle armi:terminato il servizio militare,nel 1922 riprende con regolarità la sua attività di attore. Nel 1931, insieme ai fratelli Peppino e Titina, forma la compagnia del "Teatro Umoristico I De Filippo", che durerà fino al 1944: in questo periodo, scrive opere del valore di "Natale in casa Cupiello" (1931) e "Chi è cchiù felice ‘e me?" (1932).In questi anni inizia una intensa attività cinematografica con "Tre uomini in frack" (1932) di Mario Bonnard,"Il cappello a tre punte" (1934) di Mario Camerini e "Quei due" (1935) di Gennaro Righelli.
Nel 1945, scrive "Napoli milionaria" e si divide dal fratello Peppino per dissapori artistici.
Fonda la Compagnia di Eduardo, che rappresenta nel 1946 "Questi fantasmi" e poco dopo,"Filumena Marturano", che diventerà il cavallo di battaglia della grande Titina. Seguono altre opere:"Le bugie con le gambe lunghe" (1947), "La grande magia" (1948), "Le voci di dentro" (1948), "La paura numero uno" (1951).
Per il cinema interpreta ,con grande successo ,"Assunta Spina" (1948, di M. Mattoli), "Napoli milionaria" (1950), "Filumena Marturano" (1951), "L’oro di Napoli" (1954, di V. De Sica), "Fantasmi a Roma" (1960, di A. Pietrangeli).
Nel 1958, viene rappresentata a Mosca, con la regia di R. Simonov, "Filumena Marturano"; nel 1962, è la volta de "Il sindaco del rione Sanità". Nel 1964, egli scrive "L’arte della commedia", che viene paragonata a "L’impromptu" di Molière; nel 1973 mette in scena "Gli esami non finiscono mai" e, nel medesimo anno, all’Old Vic di Londra viene rappresentata "Sabato, domenica e lunedì", con la regia di Franco Zeffirelli e l’interpretazione di Laurence Olivier.
Nel novembre del 1980, gli viene conferita la laurea in lettere honoris causa dall’Università di Roma e, nel 1981, è nominato senatore a vita: muore a Roma nel 1984 .

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L'imputata
'O paese 'e Pulecenella
Stammatina
Fantasia
Vincenzo De Pretore
'O mare
'A pòvera d'uovo
'A pòvera 'e pesielli
'O D.D.T
Oje mmar'a tte

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ANTONIO DE CURTIS "TOTO'"

Antonio de Curtis nasce a Napoli, nel rione Sanita', il 15 febbraio del 1898. Sua madre era Anna Clemente, da cui acquisira' il cognome che terra' fino al riconoscimento paterno di Giuseppe de Curtis, erede del marchese de Curtis. I primi anni li trascorre nei vicoli cittadini. Nella sua carriera scolastica consegue la licenza elementare ma in seguito non completa il ginnasio. Presto comincia ad interessarsi di teatro, soprattutto quello comico. Nella stagione 1913-14 debutta con lo pseudonimo di Clerment. Nell'anno successivo inizia la Prima guerra mondiale e lui parte volontario; soprattutto per la garanzia di poter mettere insieme il pranzo e la cena. Ad ogni modo, quel periodo si rivelera' importante per la sua formazione di uomo e di attore. Conclusa questa esperienza torna alla carriera nel mondo teatrale, in pieno sviluppo, nel quale incontra Eduardo e Peppino De Filippo. Nel 1928 la paternita' di Antonio e' riconosciuta da Giuseppe de Curtis che gia' sei anni prima si era sposato con Anna Clemente. Si trasferiscono a Roma e Antonio, dopo un periodo in vari teatri, arriva al successo.
Nel 1933 il marchese Francesco Maria Gagliardi Focas lo adotta, e Antonio potra' quindi acquisirne i titolo nobiliari, seppure a conclusione di una controversia legale. La prima parte degli anni '30 sancisce il suo successo in teatro, e nel 1937 arriva il cinema con la interpretazione da protagonista nel film Fermo con le mani.
Antonio de Curtis e' impegnato sia in teatro sia al cinema dove il suo personaggio Toto' ha un successo strepitoso e basta il solo nome nella locandina del film per garantirne il successo commerciale, seppure non corrisposto (allora) da un proporzionale successo di critica. La carriera teatrale alternata fino ad allora a quella cinematografica si conclude nel 1956 in seguito ad un grave problema di vista. Proprio nello stesso periodo comincia il sodalizio con Peppino De Filippo che avra' i suoi momenti epici in film come Toto', Peppino e la malafemmina, e in La banda degli onesti. Arrivano gli anni '60 e con l'inizio della parabola discendente della commedia italiana, anche Toto' deve ridefinire il suo personaggio. Nel 1964 interpreta uno dei suoi migliori film, Il comandante, e nello stesso anno fa una incursione nella commedia nera con il film Che fine ha fatto Toto' baby?. Nel 1965 e' fra' Timoteo nella trasposizione cinematografica de La mandragola di Machiavelli. Nel 1966 inizia la collaborazione con Pier Paolo Pasolini. Toto', con Ninetto Davoli, e' l'interprete principale del film Uccellacci e uccellini, e l'anno successivo dell'episodio Che cosa sono le nuvole?, nel film Capriccio all'italiana. Antonio de Curtis muore il 15 aprile del 1967. Ai suoi funerali partecipa circa un milione di persone e tutta Italia assiste con sorpresa e tristezza. Ma non sara' la fine. Sarà l'inizio della riscoperta di uno dei piu' grandi attori italiani.

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'A cunzegna
'A livella
'O Schiattamuorte
'E ccorna

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