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Questa pagina è dedicata alla poesia di Roma che ebbe la sua massima espressione nei tre Poeti più rappresentativi

Giuseppe Gioacchino Belli - Carlo Alberto Salustri ( Trilussa ) - Cesare Pascarella

Giuseppe Gioacchino Belli è considerato il più grande poeta romano.
Nato a Roma nel 1791 ebbe un 'infanzia travagliata, riparando nel 1799 a Napoli per l' occupazione dei Francesi, vivendo in condizioni alquanto precarie.
Scriverà i famosi Sonetti, un monumento alla plebe di Roma, della Roma dei papi nell'ottocento, in due fasi: i primi tra il 30 ed il 37, ed il secondo gruppo tra il 42 ed il 47.
Saranno oltre duemila (2.279 per l'esattezza) e parleranno, senza un preciso ordine, di un po' di tutto: Bibbia, Chiesa, piccola filosofia, vita quotidiana, difetti e vizi dei popolani, scherzi, lussuria, descrizione di una verità nuda e sfacciata, da contrapporsi ad una Roma al tempo priva di sbocchi ideologici e culturali, corrotta ed ipocrita, che fanno apprezzare la sua fantasia e arguzia oltre alla straordinaria comicità e ironia che fa del dialetto la lingua viva dell' intero popolo di Roma.
Nel 1838 in un testamento chiese che alla sua morte i manoscritti dei sonetti venissero distrutti.
Morì nel 1863.
I sonetti, verranno pubblicati per la prima volta solo nel 1886-89, sopravvivendo grazie al cielo e a chi li ha salvati, e divenendo così un inestimabile tesoro a disposizione di tutti gli amanti di Roma e della vera Poesia.

Che lingue curiose
Er caffettiere filosofo
Er commercio libbero
Er confessore
Er Giudizzio Universale
Er padre de li Santi
La madre de li Santi
Er prete
la porteria der convento
La viggija de Natale

L' abbichino de le donne
S.P.Q.R

 

Carlo Alberto Salustri, poeta di Roma, creò lo pseudonimo di Trilussa, anagrammando il proprio cognome. Nacque a Roma nel 1871 ed apparteneva alla piccola borghesia. 
Autore di un gran numero di poesie in dialetto romanesco, alcune delle quali in forma di sonetti, Trilussa non aveva brillato negli studi e non era certo un intellettuale, fonte della sua ispirazione erano la gente, le strade di Roma e le sue poesie sono dunque popolate da tipici personaggi di un mondo piccolo-borghese (la casalinga, il commesso di negozio, la servetta, ecc.).
Oltre a comporre versi, il poeta illustrava anche alcuni dei suoi sonetti e poesie con disegni rivelando un altro lato del suo temperamento artistico. Tuttavia non frequentò mai i circoli letterari, ai quali continuava a preferire le osterie.
La lingua usata da Trilussa è differente da quella originale dei "Sonetti" del Belli, molto più limata nei suoi tratti dialettali e assai più vicina all'italiano, come d'altronde veniva parlata in quegli anni, quale risultato di un innalzamento del livello culturale medio della popolazione. 
Trilussa morì a Roma nel 1950, solo pochi giorni prima lo Stato gli aveva conferito il titolo di Senatore a vita per alti meriti in campo letterario e artistico.

  1. La statistica
  2. Er leone riconoscente
  3. L’onestà de mi nonna
  4. A chi tanto e chi gnente
  5. Core de tigre
  6. Er porco
  7. La cecala d’oggi
  8. La cariera der porco
  9. Le ingiustizie der monno
  10. La duchessa
  11. La voce de la coscienza
  12. La vispa Teresa (l'unica poesia scritta dal Poeta in Lingua italiana)
  13. L’istruzzione
  14. Bonsenso pratico
  15. La morale der codice
  16. L’elezzione der Presidente
  17. Er congresso de li cavalli
  18. L’incontro de li sovrani
  19. Er sorcio de città e er sorcio de campagna
  20. La cornacchia libberale
  21. La perla
  22. La cicatrice
  23. La morte der gatto
  24. L’eroe ar caffè
  25. Quarta paggina
  26. Seimila anni fa
  27. La chiesetta de campagna
  28. L’ucello in chiesa ( attribuita a Trilussa. Da Lui più volte disconosciuta )

 

Cesare Pascarella (Roma, 28 aprile 1858 - Roma, 8 maggio 1940) è stato un poeta e pittore italiano.
Ragazzino, l'avevano messo a studiare in seminario, a Frascati: scappò via. A leggere la sua produzione poetica non pare che quella prima esperienza lo abbia conciliato con gli ambienti religiosi. La nuova capitale ribolliva di novità, di idee, di progetti, di smanie: il ventenne Pascarella vi si tuffò e cominciò a frequentarne gli artisti mondani e innovatori, partecipando alle attività dei XXV della campagna romana (dove era noto per i suoi asinelli), nome di un gruppo di artisti nato nel 1904 con il proposito di rinnovare la tradizione pittorica nella raffigurazione "dal vero" dei luoghi nei dintorni di Roma e che proseguì la sua attività fino al 1930. Nel frattempo frequentava il Caffè Greco, stringendo rapporti con gli artisti più simili a lui per irrequietezza e bisogno di nuovo, collaborando con la Cronaca bizantina e successivamente con il Fanfulla della domenica, che pubblicano le sue prime cose. La nota caratteristica della sua personalità è l'irrequietezza: dopo il viaggio in Sardegna del 1882, continua a viaggiare moltissimo (India, Giappone, Stati Uniti, Cina, Argentina, Uruguay), annotando nei suoi Taccuini disegni e osservazioni acute e caustiche. Tuttavia l'uomo è profondamente legato alla sua città, scenario privilegiato di molte sue opere, e abitò per tutta la vita in Campo Marzio, tra via dei Portoghesi, via dei Pontefici all'Augusteo, via della Scrofa, via Laurina, via del Corso. Già prima della grande guerra, tuttavia, attorno al 1911, l'insorgente sordità, una sua nativa inclinazione alla solitudine e probabilmente la crescente consapevolezza di essere ormai uomo di un'altra epoca, definitivamente tramontata, portano Pascarella a sottrarsi del tutto alla mondanità letteraria romana. Nel 1930 è nominato accademico d'Italia, e nonostante la sordità e la misantropia crescente, partecipa con costanza alle riunioni alla Farnesina. Muore a Roma l'8 maggio 1940, in solitudine.

Er morto de campagna
La serenata
Li pajacci
Na predica de mamma
Er terno
Santaccia de piazza Montanara


La scoperta de l'America

Si tratta con ogni probabilità dell'opera major di Pascarella.
Un popolano racconta agli amici riuniti in una osteria la sua versione della scoperta dell'America. Tra un bicchiere e l'altro di Frascati viene avanti il racconto dell'epopea di Cristoforo Colombo. Un vero capolavoro.

Sonetti 1 - 10
Sonetti 11 - 20
Sonetti 21 - 30
Sonetti 31 - 40
Sonetti 41 - 50

NEW!!

Il Video completo della Scoperta dell'America

AMERICA clicca per vedere

 

Americo Giuliani, Er fattaccio der Vicolo der Moro, formidabile monologo in romanesco che narra l'epopea di una certa Trastevere di bulli, coltelli, de punta e de tajo.